Denial -Different Ways

“Different ways”, l’album di esordio dei DENIAL

Different ways è l’album che segna l’esordio discografico dei Denial, band romana nata dall’iniziativa di Paolo Giunta (voce), Sandro Sanchini (chitarre) e Max Marraccini (batteria) e qui arricchita dall’intervento di Alessandro Cefalì (basso), Marco Bartoccioni (chitarra) e Massimiliano Diotallevi (sax).

Il disco non include una title track, ma il tema delle “different ways” caratterizza l’intero progetto. Voglio interpretare questa espressione sia quantitativamente che qualitativamente: le strade sono molte e diverse fra loro, ma sono anche alternative a quelle comunemente battute. In questo senso, l’album soddisfa la promessa anticipata nel titolo, aspetto che – a mio avviso – è positivo in parte.

La prima strada alternativa che i Denial imboccano è quella di esprimersi in una lingua, l’inglese, che non è la loro per nascita. Oltre che aprire le porte ad un pubblico ampio, è innegabile che l’inglese offra delle opportunità musicali molto diverse rispetto a quelle dell’italiano. Non credo sia frutto di un calcolo commerciale; è più probabile che sia stato il forte background brit-pop a condurli spontaneamente lì.

Altrettanto spontaneamente, proprio questo meccanismo li tradisce contribuendo a quello che è secondo me l’aspetto meno convincente del disco. Le lead vocals sono al centro della scena, in linea con il codice pop tradizionale. Ciò rende evidente come, specie in alcuni punti, la pronuncia dell’inglese sia piuttosto “italiana”, elemento che rende meno efficace anche un testo apprezzabile.

Cosa più importante, ho l’impressione che la voce principale sia (forse inconsciamente) alla costante ricerca di sonorità in stile Richard Ashcroft o primo Liam Gallagher. Negli istanti in cui se ne distacca, invece, assume un colore più personale che la valorizza, ma sul quale non insiste.

Nello stile delle tracce considerato nel complesso è evidente la moltitudine di strade. L’ispirazione brit-pop è solo una tessera del mosaico. Lost Dreamer scaturisce palesemente da quella, ma in altri brani si distingue una più decisa vena rock: melodica in Strong love, più aggressiva in Free again, anni ’90 in The way we hide, ballata in Ghost of mine. Con Sinking proud la band fa inoltre un tentativo con atmosfere elettroniche, sperimentazione discutibile che però riesce a rendere la suggestione di sprofondare nell’acqua.

L’album è stato registrato e prodotto dagli stessi Denial, con arrangiamenti molto curati che testimoniano buone idee di fondo. Dalla varietà degli input e degli output che Different ways veicola emerge l’idea di una formazione musicale nata da esperienze reali, non studiata da esperti di Marketing su statistiche e grafici. Se da un lato questo può confondere l’affermazione di una specifica identità, dall’altro conferisce genuinità alla proposta.

In conclusione, trovo che questo primo lavoro dei Denial presenti elementi di valore e margini di miglioramento. Il mio augurio per la band è che riesca, fra le differenti strade per ora tratteggiate, a scegliere quella giusta e farla inequivocabilmente propria.

Diffondi il verbo (e le altre parti del discorso)!

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