Borrkia Band - Pausa Caffè

Borrkia Band: “Pausa Caffè”… ed è subito surf!

Una quindicina di anni fa – galeotto fu il parrucchiere… – inciampai in un’intervista a Anthony Kiedis per il magazine Flair. Tra un aneddoto “stupefacente” e un’opinione sui mangiatori di hamburger, il leader dei Red Hot Chili Peppers disse che il rock ‘n roll è come fare surf a Malibù. Pausa Caffè della Borrkia Big Band non ha niente a che fare coi Red Hot Chili Peppers (né con Flair), ma ne ha con il rock ‘n roll. E quella definizione mi sembra perfetta per descriverlo.

A dirla tutta, il terzo album in studio dell’ensemble di Stefano “Borrkia” Toncelli non ha niente a che fare nemmeno con la pausa. Al contrario, ti spinge a ballare senza sosta su un’ondata in 9 riprese dove le discese non sono altro che rincorse per risalire sulla cresta. E non hai bisogno di caffè per riuscirci. 9 brani solari e di facile ascolto, ma non per questo privi di spessore.

Il rock ‘n roll di Pausa caffè è estremamente colorato. In momenti come l’iconico incipit di Ti amo ti odio sfoggia un chiaro surf green rockabilly, in Que vida! Bromm… Bromm preferisce i toni brillanti del marrone country. Non mancano sfumature twist, swing e doo-wop, concludendo con le tinte del tramonto nello slow blues della serenata Sulle rive del broto (o botro?). L’atmosfera generale è anni ’50, vintage ma senza alcuna sfocatura.

Le linee melodiche ricordano qua e là brani già sentiti, ma rimangono comunque trascinanti. Molto divertente tra le altre è Non dormo di notte, dove la voce graffiata di Borrkia incontra quella fresca e morbida di un “American boy”: il sempre splendido Danny Bronzini, che di questo brano è anche coautore e chitarrista. Altro ospite di rilievo è Alessandro “Finaz” Finazzo dei Bandabardò, che cura tastiera, seconda chitarra e cori nella traccia 1.

I testi parlano di sentimenti, pensieri ed occasioni comuni: relazioni complicate, la tenerezza della famiglia, il fascino dei motori, serate con gli amici, scene di vita quotidiana. Tematiche leggere, a tratti ridanciane, ma ovunque raccontate con parole scelte e versi ben congegnati. Se fa sorridere lo sguardo animale da spiaggia, mentre il costume cresce come un mappamondo (tr. 8, Mappamondo), emoziona l’immagine delle onde che urlano “Manhattan!” piene di rabbia e soffice sapone (tr. 6, Manhattan).

Esiste una nota stonata in questo album? Magari più dissonante che stonata, però sì: secondo me è la copertina. L’ascolto porta in un sogno americano di altri tempi, dove il rock ‘n roll è elegantemente strillato dagli strumenti a fiato, dove il tempo è scandito da ritmiche e voci briose, dove le gonne svolazzano e le scarpe sono lucide come i sorrisi. Lo stile scelto per la cover del disco non mi dice questo.

Può darsi che il contrasto sia voluto, tuttavia porta un elemento poco coerente in un progetto altrimenti perfetto. Un prodotto ben studiato, realizzato con un suono di sicuro impatto che, senza alcun dubbio, riserva ulteriori sorprese in versione live.

Diffondi il verbo (e le altre parti del discorso)!

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