Alessandro Bergonzoni, "Urge"

Alessandro Bergonzoni, “Urge”

Ecco come ri-bellarsi, cioè tornare al bello

 

A. Bergonzoni, "Le balene restino sedute"Nel lontano 1989, una ragazzina strana venne per caso in possesso di un libretto intitolato Le balene restino sedute, che lesse e rilesse avidamente. Cominciò così a scoprire l'estro di Bergonzoni, che seguì e ammirò da quel momento in avanti.

Oggi, quella stessa bibliofila - non più ragazzina, ma ancora strana - ha riguardato la messa in scena teatrale di Urge, l'ennesimo capolavoro di un artista che celebra magistralmente alcune tra le cose che lei ama di più: il tecnicismo oratorio, le acrobazie linguistiche, l'acuta trasgressione alle abitudini mentali.

Cos'è che urge in maniera così impellente? Scrollarsi di dosso un modo pigramente succube di guardare e di vivere il mondo, innanzitutto: è tempo di scuotersi, di darsi una bella passata di filo "interMentale". A questo può aiutare il dar credito al sogno, nel quale i parenti possono diventare un indaffarato "incaRtatore" di serpenti o una creatura mezza mamma e mezza ùssaro.

Un "Tarallo" di Troia può rotolare per il capoluogo pugliese senza trasportare nulla, mentre le espressioni di scontento intonate dal cantante "MUGugno" fungono da colonna sonora. Nel sogno, può nevicare sulle piramidi il 15 di Agosto, e l'interpretazione numerologica di tutto questo, sulla base di calendari celtici, birmani e sufi, può aprire inaspettate prospettive.

Fuori dal sogno, un'essenziale struttura in ferro può diventare una prigione stretta ma lunghissima, e delle aste con faretti al posto dei microfoni possono essere dei facinorosi manifestanti. L'autore-attore può imprimere i propri arabeschi intellettuali su fogli di lamiera, scrivendo addirittura la sceneggiatura di un film in cui la figlia del dottore partorisce un tanto desiderato ghiro, la Peppina apre un chiosco di caffè con la cioccolata e un saggio cormorano dimostra di aver compreso l'intero disegno fin dall'inizio.

Come sempre accade entrando in contatto con questo autore, emerge ancora e ancora l'urgenza di scavare in ogni direzione, di scardinare le consuete percezioni e di scuotere con forza le impalcature del senso comune, così da far crollare i vecchi edifici fatiscenti. Dietro di essi si cela un mare infinito e balneabile… attenzione però alle capre che sfrecciano su motoscafi.

Bergonzoni declina il suo personale "j'accuse" contro la superficialità dell'abitudine anche tramite una sorta di rito tribale, cantato e danzato, a completamento di un complesso mosaico di immagini deliranti la cui potente ragion d'essere risiede proprio nella loro assurdità.

In questo mosaico non mancano i motti di spirito, ma il credere che essi siano espedienti per scatenare la risata costituirebbe un'imperdonabile banalizzazione. Più vicino alla realtà sarebbe dire che lo spettacolo fa  incidentalmente ridere, che la comicità è un effetto collaterale: proprio per questo è così divertente. Sarebbe un peccato se gli spettatori di Urge, affascinati dai funambolismi e dalla spontanea comicità, non avessero colto il significato che va molto oltre rispetto al semplice intrattenimento.

I testi di Alessandro Bergonzoni sono un balsamo per l'intelligenza, ma sono anche una sfida per chiunque ne voglia condividere un commento: è impossibile rendere giustizia alle mirabolanti sequele di parole, che si celano e si scoprono una nell'altra, si trasformano e si rivelano quali sofisticatissimi stereogrammi verbali.

Difficile raccontarne la forza senza trascrivere integralmente e fedelmente il copione. Cos'altro potrei fare, allora? Non mi resta che darti un suggerimento: guarda Urge, se puoi a teatro, ascolta e pensa.

 

 

Diffondi il verbo (e le altre parti del discorso)!

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